“Cose che facevano tornare a mente episodi seppelluti della polizia fascista o di quella di Scelba"
Reazione del Commissario Montalbano alla notizia dei rinvii a giudizio di alcuni importanti dirigenti di polizia per i fatti della scuola Diaz, ne “Il Giro di boa” di Andrea Camilleri

Una molotov della DiazMercoledì 17 Gennaio 2007, a Genova si tiene l'udienza del processo che vede imputati 29 agenti e funzionari di Polizia che nella notte tra il 21 e 22 Luglio 2001 fecero irruzione nella scuola-dormitorio Diaz, mandando all'ospedale con ossa rotte, teste sanguinanti e milze spappolate 82 persone delle 93 presenti (e successivamente arrestate). 3 erano addirittura in coma. Molte di loro hanno subito lesioni o invalidità permanenti.

Secondo la Polizia queste 93 persone erano colpevoli di “associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, furto, resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo d’armi”.
A supporto di queste accuse il ritrovamento, dentro la scuola, di armi contundenti di vario genere, 2 bombe molotov e l'accoltellamento di un agente. Col tempo si scopre che: le “armi” sono semplicemente parti di un cantiere presente nel cortile della scuola, le molotov sono stato portate all'interno della Diaz dagli stessi agenti e, infine, il finto accoltellamento è stato architettato e messo in scena dagli stessi poliziotti. Solo nel mese di febbraio del 2004, è stato definitivamente archiviato il procedimento nei confronti dei manifestanti.

Nel frattempo però si è aperto il procedimento a carico dei poliziotti responsabili dell'irruzione. Tutti sono accusati, a vario titolo, di lesioni gravi, violenza privata, danneggiamenti, perquisizione arbitraria, percosse, falsità ideologica e calunnia per il falso ritrovamento delle molotov e la messinscena dell'accoltellamento, atte a giustificare l'irruzione e la mattanza (di cui potete leggere un'agghiacciante descrizione in “Noi della Diaz”, di Lorenzo Guadagnucci, ed. AltrEconomia).

E qui torniamo all'udienza del 17 Gennaio 2007 durante la quale i difensori chiedono, “davanti ad un pubblico che sbadiglia”, di portare in aula il corpo del reato: le 2 molotov della Diaz. Già, le molotov. Perché a questo punto si scopre che le molotov non ci sono più. Sono scomparse. Non solo, si scopre anche che tali prove sono state correttamente repertate nel fascicolo contro i manifestanti della Diaz (quello ormai chiuso) e non in quello in corso. “Le fotografie di un oggetto - ha commentato l'avv. Alfredo Biondi, difensore del vicequestore Pietro Troiani - non possono sostituire l'oggetto corpo del reato, che deve essere materialmente riconosciuto”. Dato che le molotov non si trovano il tribunale ha ordinato che non potranno essere ascoltate le testimonianze relative alle bottiglie incendiarie fintanto che queste non saranno ritrovate. Il processo proseguirà con l'escussione di testi non collegati al ritrovamento delle molotov.
Leggi: il processo “non s'ha da fare”. O almeno questo è quello che hanno pensato, e sperato, le difese.

In effetti il processo Diaz è sempre stato caratterizzato da stranezze e incongruenze. Al momento della scoperta della falsità delle 2 molotov, arrivate in questura la notte della mattanza con colpevole ritardo, l'allora questore di Genova Oscar Fioriolli affidò una delega di indagine alla squadra mobile di Genova, diretta da Claudio Sanfilippo, col compito di capire con precisione quali e quanti poliziotti avessero partecipato alle operazioni. L'ispettore capo Panzieri, ad esempio, il testimone dell'aggressione nei confronti dell'agente Nucera (rivelatasi anch'essa falsa), era firmatario del verbale di arresto alla Diaz, ma il suo nome non venne fornito da nessun ufficio, questura o dirigente, cui i colleghi chiedevano collaborazione per le indagini. Anche il nome dello stretto collaboratore di Donnini, quel Troiani che portò alla Diaz le due bottiglie, non fu mai segnalato a chi indagava. Il primo a fare il suo nome ai pm fu uno dei personaggi chiave dell'indagine, Di Bernardini: aveva visto Troiani sui gradini dell'ingresso della scuola Diaz, lo aveva riconosciuto perché era stato suo compagno di corso e aveva visto le molotov nel sacchetto. Di Bernardini, vicequestore romano, è anch'egli sotto processo. Poi ci fu il verbale di arresto dei 93 ragazzi pestati: tra le firme ancora una a oggi risulta sconosciuta così come rimane sconosciuto il poliziotto con una vistosa coda di cavallo, “che si intravedeva mentre trascinava con forza qualcuno e lo colpiva ripetutamente. Il video è stato mandato a tutti gli uffici e a tutte le questure d'Italia”. Mai visto, né conosciuto. La scomparsa delle due molotov è quindi solo l'ultima mossa di un abile processo di depistaggio.

L'udienza del 25 gennaio 2007 si apre però con una buona notizia: mentre, dopo una settimana di infruttuose ricerche, la questura di Genova (nella persona di un ispettore del nucleo artificieri) “presume” che le molotov potrebbero essere state distrutte per errore addirittura nell'agosto del 2001 o comunque sparite dagli uffici di quelle stesse persone adesso nel banco degli imputati, il Presidente del Tribunale, Gabrio Barone, ha dichiarato infondate sul piano tecnico le eccezioni sollevate dalla difesa sull'accertamento della indisponibilità delle bottiglie molotov e ha ordinato la prosecuzione del processo. "Tutti i reperti - ha sottolineato Barone - risultano infatti regolarmente sequestrati". Il tribunale ha spiegato che "gli accertamenti sulle sorti di questi reperti possono essere autonomamente svolti dal pm con una nuova inchiesta".

Il processo quindi va avanti, la prossima udienza è fissata il 30 gennaio, mentre si continua a chiedere incessantemente la costituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta per i fatti di Genova e si inizia a temere per quella che ormai, tristemente, sembra essere la sorte di questi processi. Infatti la maggior parte dei reati in discussione si prescrive in sette anni e mezzo, ne sono già passati 5 e solo da pochi mesi sono iniziati i processi. Considerato il numero dei testimoni e quello delle udienze effettive, la sentenza di primo grado non arriverà prima della fine del 2007. Con la prescrizione le vittime delle violenze e delle calunnie nella scuola "Diaz", degli abusi nella "galera di transito" di Bolzaneto, italiani e stranieri, non avrebbero una sentenza definitiva e neppure l’assicurazione del risarcimento per i danni subiti.

Come se non bastasse, mentre in qualunque Paese democratico e con senso di giustizia il Ministro avrebbe sospeso dagli incarichi gli imputati, almeno fino alla fine del processo, nella nostra “Repubblica delle Banane” dal 2001 ad oggi, tra i 29 imputati, la maggior parte ha fatto carriera: c'è chi è diventato questore di Bari o vice questore di Alessandria, chi direttore del Servizio centrale operativo (Sco) di polizia, chi è stato indicato per un ruolo di grandi responsabilità a livello europeo e chi è passato alla guida della squadra mobile di Firenze.

Comitato Verità e Giustizia - http://www.veritagiustizia.it
Supporto Legale - http://www.supportolegale.org/
Comitato Piazza Carlo Giuliani - http://www.piazzacarlogiuliani.org

blog comments powered by Disqus